Ma quanti sono?

In molti hanno detto e scritto a proposito degli orfanatrofi, sparando ognuno la propria cifra sul numero dei minori che sarebbero ospiti di comunità, in case famiglia o con affidamento presso nuclei familiari.  

''Bisogna avere il coraggio di denunciare il fallimento della legge 149 che ha abolito gli orfanotrofi”, ha tuonato l’arcivescovo di Pompei Carlo Liberati "serve il coraggio di riaprire gli orfanotrofi per salvare i 46 mila bambini abbandonati". Un grido d’allarme che è stato amplificato dai Padri Paolini, editori di Famiglia Cristiana e delle opere di papa Ratzinger. (E che invita ad un interrogativo: ma Pompei non è in Campania? Ma l’arcivescovo lo sa che ci sono decine di comunità e case famiglia in chiusura nella sua regione perché i comuni non pagano le rette? E lui risolve con la riapertura degli orfanotrofi?).

Ha risposto tra gli altri Walter Martini dell’Associazione Papa Giovanni XXIII su Vita:  “Diciamo “attenzione ai numeri”. Dire che ci sono 46 mila minori senza famiglia è una dato esagerato. Ad oggi noi sappiamo che sono 24-25 mila…”. Perché non si contano gli affidi e le case famiglia, Martini ha deciso che valgono solo le comunità educative e che l’attenzione ai numeri non vale per le “migliaia” dove si puo’ evidentemente ancora approssimare tra 24 e 25.

 

 

Poi hanno scritto tutti: su Repubblica, Corsera, Stampa… Raramente con un dato uguale, mai con numeri che non fossero preceduti da un “circa” o un “più o meno”, sempre riferendosi a rilevazioni vecchie di mesi o anni. Ma come è possibile? Neanche parlassimo di scatole di pomodoro da distribuire sugli scaffali dei supermercati!! (no, perché ormai le aziende serie sanno bene quanto hanno in magazzino, quanto in produzione, quanto in negozio e quanto è venduto). E noi invece? dei nostri bambini, dei ragazzi che più hanno bisogno di aiuto, che rispetto ad una scatola di pomodoro forse avrebbero diritto a qualche attenzione in più da parte di chi ne ha la responsabilità istituzionale - dal ministro assente  all’assistente sociale distratto - come ne parliamo? Sparando cifre che hanno margini di oscillazione di migliaia (migliaia di bambini!) e usando dati riferiti ad almeno 6-12 mesi prima.

E con i dati vecchi in bocca si dice spesso e senza pudore che l’intervento deve essere immediato e possibilmente temporaneo.

Con Domus de Luna abbiamo scoperto da buoni ultimi questa vergogna mentre eravamo ancora intenti ad aprire la nostra “Casa delle Stelle”, tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006. Abbiamo prima “litigato” con l’Istituto degli Innocenti di Firenze che doveva collezionare i dati e forniva il numero aggiornato ogni tot (6 mesi?) anticipando che la responsabilità in merito all’affidabilità della conta era degli “uffici regionali preposti” (cioè di nessuno) e poi rispondendo che andavano presi con il beneficio d’inventario (cioè come nei vecchi magazzini delle vecchie ditte, dove si contava una volta all’anno per vedere quanto e cosa c’era esattamente dentro), con un margine d’errore che stimavano nel piu’ o meno 15% - con questi dati in mano si sono prima chiusi gli orfanatrofi e poi sentenziato che era tutto ok, quasi un trionfo. Vergogna.

Domus de Luna ha proposto molto semplicemente la creazione di una intranet con anagrafe protetta, progetto che permetterebbe miglior controllo da parte delle Prefetture, dati certi e aggiornati per le scelte di politica sui minori e le famiglie interessate, efficienza nei collegamenti con le associazioni di famiglie affidatarie e con i tribunali per le adozioni. Costerebbero poco e ci vorrebbe poco a metterla in piedi. Prima lo abbiamo proposto a livello nazionale, negli ultimi mesi alla Regione Sardegna, in accordo con tutte le organizzazioni rappresentate nella Federazione Isperantzia (23 comunita’ e case famiglia insieme).

 

Speriamo. E lottiamo.

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