I male informati
Cosa fanno insieme un
giornalista pasticcione, un
avvocato che la fa facile ed
un politico poco preparato?
Un
reportage su Panorama. Che
parla di minori e comunità
di accoglienza in Italia.
Questo verrebbe fuori come
titolo in risposta allo
pseudo-dossier di Panorama
sui minori affidati in
comunità e in famiglia
diversa da quella d’origine.
SEQUESTRO DI STATO.
Verrebbe fuori ad usare i
metodi e i toni propri di
Rossitto e di alcuni dei
suoi intervistati, in
particolare dell’avvocato
Antonello Martinez e del
sottosegretario al welfare
Eugenia Roccella.
Ma quando si tratta di
minori, soprattutto chi ha
sofferto e conosciuto
veramente la realtà
devastante di un
allontanamento o di un
abbandono, certi toni sa che
non si possono usare.
Quindi si cambia titolo e
tono.
E si parla di bambini e
ragazzi che hanno diritto ad
un’attenzione vera e seria
da parte di tutte le persone
e le istituzioni che devono
o vogliono occuparsene.
Noi vogliamo occuparcene,
sul serio - parlo al plurale
perché in Domus de Luna ci
sono più di tremila tra soci
e volontari a sostenere
l’opera svolta
quotidianamente con i
ragazzi in comunità, nel
carcere minorile, nei centri
sociali, a scuola, nei campi
rom.
SEQUESTRO DI STATO: UN
BUSINESS CHE GENERA PIU’ DI
1 MILIARDO DI EURO ALL’ANNO…
Chi scrive una frase così
non conosce la realtà dei
minori in Italia (e quindi
non dovrebbe scriverne con
tanta facilità su organi di
stampa nascondendo la
propria incompetenza dietro
“gli esperti dicono” “alcuni
professionisti ipotizzano”
etc), non è pratico di
statistica e non sa leggere
i bilanci dello stato né
quelli delle organizzazioni
del terzo settore.
Vero è il contrario: chi si
occupa di minori in stato di
grave disagio, allontanati o
abbandonati dalla famiglia
d’origine, non solo non lo
fa per business ma non sa
proprio cosa sia il
business.
A meno di qualche farabutto
- che non può essere preso a
sistema - chi apre e
gestisce una comunità di
accoglienza dedicata a
questi piccoli e meno
piccoli nostri figli
sfortunati, lo fa (i)
cercando aiuto nella
provvidenza [religiosi], (ii)
contando nei contributi e
nel supporto di amici e
volontari [religiosi e
laici], (iii) sbagliando i
conti e finendo a gambe
all’aria nel giro di pochi
anni [laici].
Anziché forzare un numero
che non riusciva ad
adeguarsi ad una realtà ben
diversa da quella
rappresentata
“giornalisticamente”,
bastava fare due o tre
telefonate e si sarebbero
scoperte una serie di
informazioni alla portata di
tutti gli uomini di buona
volontà.
Anche se non si fosse stato
in grado di navigare in rete
a leggere bilanci
certificati e pubblicati,
come quello di Domus de Luna
che da tre anni è oggetto di
analisi anche del Sole
24Ore, dopo pochi contatti
telefonici sarebbe stato
chiaro che la retta
giornaliera percepita dalle
comunità di accoglienza per
minori in Italia è
mediamente MOLTO MENO DELLA
META’ (sic!) dei 200 euro
ripetuti più volte nel pezzo
e nelle grafiche di
accompagnamento.
A seconda della latitudine e
del tipo di accoglienza e di
cura, tra i 50 e i 90 euro.
Raramente di meno,
eccezionalmente di più.
Questo numero sarebbe
quadrato con i dati
certificati nel bilancio
dello stato.
Ma forse avrebbe fatto meno
sensazione.
Scavando un po’ – poco - si
sarebbe poi capito che con
la retta giornaliera le
comunità di accoglienza
provvedono a tutto (in senso
letterale), in case che
ospitano dai 6 ai 12 minori,
con un rapporto
educatore-bambino massimo
nell’ordine di 1 a 4 (con
presenza da considerare
giorno e notte, 365 giorni
all’anno), con la necessità
spesso di cure e terapie che
non possono aspettare i
tempi del servizio sanitario
regionale e che si
affrontano privatamente, con
tutela dei ragazzi a tutto
campo e quindi con una rete
necessaria di professionisti
a supporto sempre più vasta.
E onerosa.
Alla faccia del business!
Questi manager
acchiappa-bambini farebbero
prima a licenziare tutto lo
staff e convertire le
comunità in b&b. Se fossero
interessati al business…
Approfondendo un po’ si
sarebbe anche capito che le
comunità religiose riescono
a fare fronte
con i lasciti, le donazioni,
il patrimonio immobiliare
dei vari ordini, il lavoro
dei preti remunerato con
l’8xmille e altro. E che
parimenti ci provano le
comunità laiche con raccolte
di fondi privati, lavoro
volontario, contributi di
fondazioni e di altre
organizzazioni non
lucrative. Mi verrebbe da
dire anche con il 5 per
mille. Purtroppo però ad
oggi le comunità che sono
riuscite ad entrare, in
quanto onlus, nel registro
dedicato al 5 per mille,
hanno incassato i soldi a
loro destinati con la sola
dichiarazione dei redditi
2006. 2006! 2007 e 2008 non
pervenuti, 2009 ancora in
forse (vergogna! cosa dice
il sottosegretario al
welfare su questo punto?).
Tre o quattro cose vere e
importanti si dovevano dire
sui “soldi e le comunità” ma
non appaiono nell’articolo
di Panorama. Ad esempio:
- che il modello così
strutturato non regge
economicamente, non
garantisce equilibrio e
quindi qualità e standard in
un intervento importante, da
cui dipende il futuro dei
nostri ragazzi, di tutti noi
mi verrebbe da dire a quelli
che credono nel cambiamento
- che in un modello che già
di suo non regge, c’è il
paradosso fondato
sull’orizzonte temporale
dell’oggi (diaria), che
mette a contrasto
l’interesse economico e
l’interesse educativo (più
corta è la permanenza, più
scricchiola il modello
economico)
- che una cosa è l’economia,
altra è la finanza; se i
comuni non pagano puntuali
non ci sono rette che
tengono. Di esempi di
chiusura di comunità per
fallimento, dovuti a ritardi
di mesi e a volte anni nei
pagamenti delle
amministrazioni comunali, ne
abbiamo non a decine ma a
centinaia
- che c’è stata la tecnica
dell’offerta al ribasso
nell’aggiudicazione dei
bandi per le convenzioni e i
servizi assistenziali a
favore dei minori
- che i comuni non hanno gli
elementi e talvolta le
competenze per formulare
budget su tematiche spesso
estese a territori ben più
vasti di quelli di loro
pertinenza
- che le stesse
amministrazioni comunali, a
cui una devolution selvaggia
in questo delicato settore
ha affidato responsabilità
grandi, forse troppo grandi,
non sono spesso in
condizione di seguire le
procedure per autorizzare e
controllare il funzionamento
delle comunità per minori
che hanno sede nel loro
territorio. Dal punto di
vista economico ma non solo.
SEQUESTRO DI STATO: 32 MILA
BAMBINI RAPITI ALLE
FAMIGLIE…
Quando iniziammo nel 2006
con Domus de Luna ad operare
nel settore con l’apertura
della nostra comunità per
minori in Sardegna, alla
vigilia della tanto attesa
chiusura degli istituti,
scoprimmo con grande
sorpresa che i numeri usati
per prendere decisioni così
importanti non erano
aggiornati e avevano uno
scarto d’errore stimato
nell’ordine del 15%. In più
e in meno, una forchetta
cioè del 30%. Questo mi fu
risposto dall’Istituto degli
Innocenti che per conto del
Ministero collezionava i
dati forniti dalle
burocrazie regionali e li
metteva insieme.
Noi ci chiedevamo come fosse
possibile non conoscere nome
e cognome di tutti i
ragazzi, la loro storia e il
loro percorso. Ci fu
risposto che c’erano solo
questi numeri e che andavano
comunque “usati con
cautela”.
Oggi gli stessi numeri c’è
chi li usa per scrivere
reportage, prendendoli senza
troppa cautela, usandoli in
infografici e deducendone
qualsiasi cosa.
Per fortuna c’è però anche
chi non si arrende e con
fondi al momento totalmente
privati prova a costruire
dal basso un’anagrafe
protetta che permetta la
realizzazione di una rete di
scambio di informazioni
sempre aggiornate tra
tribunali dei minori e
comunità, in prospettiva
centri di affido e di
adozione.
In Sardegna lo stiamo
iniziando a fare con
Isperantzia Onlus, una
federazione che aggrega 27
comunità per minori con
circa 200 bambini e ragazzi
affidati. Nei primi mesi del
2010 sarà operativa la prima
fase pilota nella provincia
di Cagliari.
SEQUESTRO DI STATO: I NOSTRI
FIGLI PORTATI VIA DA UN
GIUDICE…
Su due cose siamo d’accordo
con Rossitto: è da mettere
in discussione tutto il
sistema e soprattutto i
tempi lunghi della giustizia
che, soprattutto quando si
parla di minori, diventano
paradossali. Con ragazzi che
crescono in attesa di
decisioni che non arrivano
mai, diventando spesso
maggiorenni prima di vedere
risolto il loro caso da
minori.
Ma non si risolve scrivendo
con l’accetta per
semplificare (banalizzando e
talvolta falsificando) un
tema così complesso e
difficile. Per questo non
vogliamo dare noi la
soluzione, anche perché
siamo convinti che non ne
esista una sola.
Di certo non aiuta mettere a
fattore comune dei casi
singoli, senza neanche
entrare nel merito, e trarne
evidenze generali.
Agganciate queste
estrapolazioni soggettive e
superficiali a dati
ballerini sul contesto,
forzate i numeri a quadrare
bilanci che non tornano e
ottenete qualcosa di molto
simile a quello che ci ha
regalato il “giornalista” di
Panorama. Troverete anche il
colpevole, o meglio il capro
espiatorio: la comunità per
minori ed il suo interesse
economico.
Così come non facilita la
comprensione della realtà,
il voler dipingere un
sistema italiano che è
oggettivamente, a detta
degli esperti (quelli veri)
adulto centrico, concepito a
favore della famiglia
d’origine (cioè dei
genitori) più che della
tutela del minore, come un
mostro che al contrario
porta via i nostri figli
sospendendo la patria
potestà al primo dubbio di
adeguatezza. Non è vero, a
parte forse qualche caso che
fa notizia proprio in quanto
caso eccezionale. E’ vero
semmai il contrario. Basta
leggere qualcosa sulle
procedure esistenti e farsi
un giro per i tribunali
d’Italia per capire e vedere
quanti siano i bambini e i
ragazzi che in virtù del
sacro vincolo di sangue e di
una cultura mammona
rimangono e crescono dentro
una casa dove sono vittime
di incuria e maltrattamenti.
E le comunità? Ci sono
quelle buone, quelle meno
buone, quelle che non
funzionano. Di certo, spero
sia chiaro una volta
analizzati i numeri, quelli
veri, che non sono strutture
che possono intrinsecamente
mirare al business. Chi si
volesse mai arricchire
aprendo comunità per minori
avrebbe, aldilà di ogni
altra considerazione etica,
gravi carenze in aritmetica
prima ancora che in economia
e gestione aziendale. Ci
sarà pure chi prova a fare
il furbo, i furbi ci sono in
tutti i settori. Ma sarebbe
così facile scoprirlo che lo
considererei un “non
problema”. Controllate! Ci
sono regole e procedure
stringenti e severe,
controllate.
Una cosa è certa – ci dice
Panorama introducendo la
chicca del “politico poco
preparato”: tenere un
bambino in una «comunità
protetta» costa molto. E non
assicura quella stabilità
affettiva che potrebbe
offrire una famiglia. Anche
per questo motivo il governo
sta cercando in ogni modo di
incentivare l’affido
familiare. «Porterebbe un
grande risparmio economico e
soprattutto maggiore
benessere per i minori» dice
Eugenia Roccella,
sottosegretario al Welfare.
«La soluzione ideale sarebbe
chiudere le comunità e
collocare temporaneamente
tutti i minori in altre
famiglie».
Ricordo al liceo un
professore di filosofia che
ci insegnava a diffidare di
coloro che vorrebbero aprire
tutte le porte con la stessa
chiave. Sono concezioni che
si traducono storicamente in
atteggiamenti e
comportamenti molto
pericolosi. Soprattutto se
in testa e in bocca a chi ha
responsabilità di governo,
che deve decidere per noi e
per i nostri ragazzi, figli
e non figli.
C’è minore e minore, storia
e storia, soluzione e
soluzione. Intendo dire che
per alcuni è un bene cercare
il reinserimento presso la
famiglia d’origine, magari
sotto controllo e tutela.
Per altri l’affido in altra
famiglia può rivelarsi la
soluzione (temporanea)
migliore. Alcuni invece
dovrebbero percorrere la via
dell’adozione e altri ancora
hanno bisogno di un periodo
in comunità o in casa
famiglia. Tutti questi
“strumenti” andrebbero
monitorati e migliorati. Si
dovrebbe poter scegliere la
soluzione di volta in volta
migliore per il bene del
bambino avendo a
disposizione un ventaglio di
opzioni, da valutare in rete
con le diverse competenze e
le diverse istituzioni. In
tempi brevi e con senso di
responsabilità.
Capiterà sempre, purtroppo,
di sbagliare. Magari meno.
Magari pronti ad imparare
dai nostri errori. E a
trovare così tante chiavi
nuove e meno nuove per
aprire tutte le porte che
portano alla tutela e al
benessere dei nostri
ragazzi. Quello che
veramente dovrebbe starci a
cuore e che dovrebbe
consigliarci in futuro
maggiore cautela
nell’affrontare temi così
complessi e dolorosi.