
In linea con l'impostazione che nonostante il
più alto tasso di omicidi per abitante in
Italia, a Nuoro è tutto ok e anzi forse ci sono
anche segnali di miglioramento (secondo il
Questore), la notizia che funzionari della
Direzione provinciale del lavoro della città
siano implicati in una serie di losche
operazioni portate avanti da una vera e propria
associazione a delinquere che è sotto inchiesta
da parte della Procura di Lanusei anche per
TRATTA DI MINORI sembra non preoccupare.
Magari avevano un ruolo minore, forse non erano
coscienti di quello che facevano, di certo sono
a piede libero. Allora e' vero che non c'è
niente di cui preoccuparsi.
Dall'Unione Sarda: Tratta di bimbi in Ogliastra
- Un arresto, trenta indagati
Il pm Rossella Spano ha ipotizzato l'esistenza
di una vera e propria associazione a delinquere
finalizzata a reati che vanno dal falso alla
tratta di persone e iscritto nel registro degli
indagati oltre trenta sospettati, chiedendo
l'arresto di ventidue di loro. Coinvolti
funzionari della Direzione provinciale del
lavoro di Nuoro
Neonati fatti arrivare in Sardegna con
l'inganno, clandestini regolarizzati con la
compiacenza di chi, anziché vigilare, giocava
sporco. La Procura della Repubblica di Lanusei
indagava da anni. E adesso ha scoperchiato la
pentola, con una clamorosa operazione che dall'Ogliastra
si è estesa a macchia d'olio in Sarcidano,
Baronia e Barbagia. Fino a toccare alcuni
funzionari della Direzione provinciale del
lavoro di Nuoro, sotto inchiesta, ma a piede
libero, perché avrebbero taroccato le carte.
Il pm Rossella Spano ha ipotizzato l'esistenza
di una vera e propria associazione a delinquere
finalizzata a reati che vanno dal falso alla
tratta di persone e iscritto nel registro degli
indagati oltre trenta sospettati, chiedendo
l'arresto di ventidue di loro.
I fatti dicono però che in manette è finito
soltanto uno degli indagati. Anzi, una. Perché
si tratta di una donna marocchina, vedova di un
ogliastrino, da tempo residente a Tortolì. Lei
si chiama Oum el Kahir Aniba, 46 anni, arrestata
ieri all'alba dai carabinieri della compagnia di
Lanusei. La donna, lo scorso anno, tornò da
Marocco con un bimbo che allora aveva un mese o
poco più. Sostenne (e sostiene) che si trattasse
di suo figlio, ma gli accertamenti degli
investigatori l'avrebbero clamorosamente
smentita. La donna non potrebbe avere figli.
Così a suo carico sono stati ipotizzati reati da
brivido: tratta di persone, sequestro di
persona, truffa. Anche altre due persone
sarebbero dovute finire in cella, ma hanno fatto
in tempo a tagliare la corda prima del blitz dei
militari dell'Arma.
La posizione della extracomunitaria - va detto
subito - è tutta da verificare. Lo sostiene lo
stesso gip Luca Verzeni, che nella sua
chilometrica ordinanza di custodia cautelare,
accoglie la tesi del pm solo in relazione al
reato di truffa. Quanto al resto il giudice non
ha accolto le argomentazioni dell'accusa. Di
più: sono state respinte le richieste di
custodia cautelare (in carcere, agli arresti
domiciliari o all'obbligo di dimora) per ventuno
dei sospettati. Di fronte alla prospettiva di un
flop, i magistrati inquirenti non si sono però
arresi. Il pm Giuseppa Geremia, in distacco in
Ogliastra, ha fatto appello al Tribunale della
libertà perché accolga le richieste di arresto.
A questo proposito è già tempo di udienza. Il
prossimo 18 agosto i personaggi coinvolti
dovranno presentarsi a Cagliari davanti ai
magistrati del riesame. Tra di loro ci sono
molti nordafricani, un consulente del lavoro, e
diversi anziani che avrebbero avuto rapporti con
le immigrate: questi ultimi sono Giovanni
Antonio Cabras, 80 anni, pensionato di Urzulei
che vive a Irgoli e Peppino Murgia, 74 anni,
nato a Osini ma residente a Tortolì. Gli altri
sardi coinvolti sono Antonio Francesco Catte, 46
anni, nato a Nuoro ma residente a Orosei, e
Salvatore Serra, 38 anni, nato a Roma ma
residente a Tortolì.
I marocchini in attesa del verdetto dei giudici
del riesame sono Youssef Amjerih, 42 anni,
Brahim, Naceur, Fatiha, Rabea e Saadia Aniba
(rispettivamente 41, 36, 44, 26 e 66 anni),
tutti residenti a Tortolì, Mjid Bounabri, 48
anni, residente a Barisardo, Rachida Al Mekkaoui,
37 anni, residente a Tortolì, Ahmed Enadoui, 40
anni, che abita a Barisardo, Hamid, Mohamed e
Slimane Essoulimani (40, 43 e 25 anni, rsidenti
il primo a Sadali, gli altri due a Sorgono),
Mohamed Haji 45 anni, domiciliato a Gairo, e
Mohamed Tarik (45 anni), residente a Barisardo.
Abdelfatah e Rahal Hamouch (32 e 36 anni) sono
invece già agli arresti per altri fatti: il
primo ai domiciliari nella sua casa di Gairo, il
secondo nel carcere di Badu 'e Carros a Nuoro.
Per conoscere la loro sorte processuale, tutti,
dovranno attendere altre due settimane.
